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Esposizione corretta

Molti di noi, soprattutto quando prendiamo in mano una macchina fotografica analogica dopo anni di digitale, non siamo più abituati a fare un’esposizione corretta.

Oggi vi racconto i pochissime parole come ottenere un negativo esposto correttamente e facile da stampare; parlerò di zone, per cui è fondamentale che conosciate già il Sistema Zonale di Ansel Adams.

Ed è bene che conosciate anche questo semplice dettaglio: nel processo di sviluppo di una pellicola, le zone maggiormente aggredite dal rivelatore sono quelle più dense ovvero quelle più nere che corrispondono alle alte luci. Per questa semplice ragione, aumentando o diminuendo il tempo di sviluppo, agiamo anche sulle ombre ma molto molto meno rispetto alle alte luci. Fatta questa dovuta premessa, come si espone correttamente?

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Come fare la sbianca locale?

Oggi vi mostro un tipo di ritocco che si utilizza con le stampe analogiche in bianco e nero: la sbianca locale. Si usa per indebolire i toni di alcune aree della nostra stampa quando non siamo in grado di operare con bruciature e/o mascherature o con il controllo del contrasto o più in generale quando vogliamo dare luminosità ad alcuni dettagli (come ad esempio la sclera dell’occhio umano, la luce del tramonto che disegna la sagoma di un soggetto, un lampione acceso  nella nebbia, ecc…). Può essere usata non soltanto per sbiancare i toni chiari (come gli esempi di cui sopra) ma si può utilizzare anche per allegerire le ombre nei toni medi o addirittura nei toni scuri.

Ma se state leggendo questo articolo, sapete già perchè si usa e quando si usa la sbianca locale; credo siate più interessati al metodo.

Prima di mostrarvi un breve video che ho realizzato questa sera, occorre fare alcune precisazioni.

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Pre-velatura: perchè, quando e come!

Ci troviamo a dover stampare un negativo per il quale è necessario ridurre il contrasto dei toni chiari. Cosa facciamo? Usiamo un filtro giallo? NO, perchè lavora sul contrasto generale (d’accordo incide meno sui toni scuri e più sui toni chiari, ma noi vogliamo toccaro SOLO i toni chiari). Allora bruciamo direttamente le zone chiare, mascherando quelle scure? Ma se l’immagine fosse troppo complessa per fare questa operazione?

Non ci resta che procedere con una pre-velatura.

Inutile però che vi spieghi IO come si fa, visto che online c’è già un post dell’amico Andrea Calabresi scritto davvero bene e comprensibile a chiunque! Per cui vi lascio con un LINK.

Se poi, oltre che leggere, volete anche vedere come si fa, allora date un’occhiata anche QUI.

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Lavare e asciugare la carta baritata

Oggi vi parlo di lavaggio e asciugatura della carta baritata; o meglio, ci sono tanti modi per farlo, ma vi racconto come IO tratto le stampe fine art. Il segreto? una lastra di alluminio e una carta per fritti!

Cominciamo precisando che la baritata, al contrario della politenata, non contiene plastica (il polietilene appunto) bensì fibra, per cui è l’unica che a ragion veduta può essere chiamata CARTA!

Il nome “baritata” deriva dal solfato di bario su cui è stesa l’emulsione che rende la carta perfettamente bianca (questo sale viene utilizzato anche nell’industria delle vernici per creare smalti bianchissimi) e le consente di “registrare” i veri toni della fotografia (ecco perchè sulla baritata osserviamo i VERI bianchi e i VERI neri).

Bene! Dopo aver sviluppato la nostra stampa perchè è necessario lavarla? Riprendo una frase di Marco Barsanti: “il principale compito dell’acqua di lavaggio è quello di asportare il tiosolfato (iposolfito) ed i sali complessi di argento-tiosolfato assorbiti dalla fibra. Dal loro livello residuo dipende in larga misura la longevità della stampa”.

Io non posseggo una lavatrice, non ho un’asciugatrice e non ho una smaltatrice. E non ne sento affatto il bisogno. Allora come faccio? Semplice.

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Perchè uso lo stop? Parliamo di bagni d’arresto per pellicole e carte

Secondo appuntamento della serie “Parliamo di…chimica“; dopo l’uso dei rivelatori per pellicola, oggi voglio parlarvi di bagno d’arresto, più comunemente chiamato stop, una sostanza acida che interrompe l’azione basica dello sviluppo.

Schermata 2017-03-06 alle 10.06.49Argomento quasi shakespeariano: usarlo o non usarlo? E’ necessario usare un chimico per arrestare l’azione dello sviluppo o è sufficiente un bagno di acqua? La risposta è semplicissima ma è necessario fare qualche premessa tecnica sulla composizione e azione dei rivelatori.

Nell’articolo in cui si parlava dei rivelatori per pellicola abbiamo imparato che i rivelatori possono essere solventi oppure non solventi ma c’è da aggiungere che tutti i rivelatori, siano essi per pellicola o per carta, contengono sostanze alcaline. Sono proprio queste ad attivare il rivelatore consentendo di ridurre gli alogenuri d’argento in argento metallico. Cosa vuol dire? Ormai lo abbiamo imparato: questa azione di riduzione corrisponde all’annerimento delle zone esposte, ovvero i neri della pellicola, mentre l’annerimento sulla carta, ovviamente, corrisponde alle zone non esposte.

Bene, fatta questa dovuta premessa, parliamo di annerimento: al termine dello sviluppo (sia esso per pellicola o per carta) il supporto rimane imbevuto per un certo tempo e pertanto l’annerimento prosegue. Quanto tempo? Possiamo stimare che quest’azione prosegue per circa 10 secondi. Qui entra in scena il bagno d’arresto. Ma, a questo punto, non possiamo mischiare i concetti bensì dobbiamo fare distinzione fra pellicola e carta.

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Notizie fresche sulla P30 (2)

Mentre sul sito del produttore è partito il countdown per l’avvio della vendita online, io vi riporto qualche piccolo aggiornamento (sto parlando ancora della Ferrania P30), dopo quanto ho scritto nel precedente articolo e visto che c’è stato un ulteriore ritardo (la commercializzazione doveva iniziare a metà febbraio).Schermata 2017-03-06 alle 08.37.55
Sono appena stato a dal sig. Felix Bielser di PFG per comprare un pò di materiali di consumo: mi ha detto che hanno programmato una presentazione della P30, in negozio, il 18 Marzo.
La prima fornitura gli arriverà il giorno 14 marzo e vorrebbe fare le ultime prove prima di presentarla. Per questo motivo se la consegna del 14 slitta di qualche giorno, la presentazione sarà rimandata al sabato successivo. Comunque in questi giorni potremo leggere aggiornamenti sulla loro pagina Facebook. Stay tuned.

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Perchè uso Kodak D76? Parliamo di rivelatori per sviluppare pellicole

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È fondamentale scegliere con attenzione il prodotto da utilizzare per lo sviluppo delle nostre pellicole. Con esso si governano le caratteristiche tonali (luci e ombre), il contrasto, la nitidezza e la grana.

I prodotti per lo sviluppo, più comunemente chiamati rivelatori, si dividono in due macro famiglie: i solventi e i non solventi.

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Carnevale di Ivrea: 5 consigli per un fotoreporter

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Questa mattina sveglia prima dell’alba, corsa in stazione e partenza alla volta di Ivrea dove ogni anno il Carnevale non è solo maschere e carri.

Infatti nella cittadina canavese al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, da chissà quanti anni, si celebra un Carnevale molto particolare: oltre ai figuranti (il Generale, il Podestà, la Mugnaia, ecc…) che sfilano per le strade del centro insieme agli sbandieratori e alle street-band, il fulcro dell’evento è la Battaglia delle Arance, in cui popolo e tiranni se le danno di santa ragione a suon di agrumi. Ma per un approfondimento rimando al sito dedicato.

Qui, invece, vorrei parlarvi di come vive quella giornata un fotoreporter (analogico o digitale non importa). Intanto, è quanto mai opportuno lavorare con macchine autofocus, otturatori che scattano a 1/8000 di secondo, pellicole veloci (400iso) e  tele-zoom da 70-200mm. E fin qui, ero preparato (ho portato anche una rolleiflex con cui ho scattato qualche bella foto, ma quelle che hanno lavorato fino allo sfinimento sono state le Nikon F100 e F90x con cui ho scattato 4 rulli in bianco e nero e 2 a colori).

Non ero invece preparato a tutto il resto!

Sinceramente pensavo di dover fotografare da lontano, per cui non avevo minimamente pensato al fatto che avrei partecipato anche io alla battaglia!!! Infatti, sia per vivere l’evento sia per immortalarlo, è importante essere dentro ciò che accade. Ed è anche molto semplice: tutti si allontanano per paura di prenderle e di conseguenza tu, che invece vuoi avvicinarti, puoi farlo!

Quindi un fotoreporter deve prepararsi a:

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Michael Kenna – Lunghe esposizioni in Hasselblad

Segnalo un interessante approfondimento sulla fotografia “riflessiva” di Michael Kenna, scritto da Marco Morelli sul blog di fotocomefare.com

Michael Kenna, il maestro del paesaggio “lento”, ti regala 5 spunti per migliorare la tua fotografia

In questo articolo ho letto tante banalità; ma siccome spesso ci dimentichiamo cosa significa fotografare, è sempe utile ribadire alcuni concetti chiave.

Per chi non lo conosce, Kenna scatta quasi esclusivamente in hasselblad a pellicola e in bianco e nero ed è definito da molti il maestro delle lunghe esposizioni.

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Esposizione e colonna ingranditore

Chi legge questo blog perchè è un appassionato di fotografia argentica e si diverte a stampare le proprie immagini con un ingranditore, si sarà spesso trovato davanti ad un problema che si risolve facilmente ma con ulteriore dispendio di carta.

Quando abbiamo trovato la giusta esposizione della carta con un provino scalare ma decidiamo di voler stampare su una carta più grande o più piccola dobbiamo alzare o abbassare la testa dell’ingranditore sulla colonna. Ciò ovviamente comporta un cambiamento nella quantità di luce che raggiunge la carta. Per cui la vecchia esposizione non è più corretta e bisogna rifare il provino scalare per trovare la nuova.

Oppure? Non è sufficiente un veloce calcolo matematico?

Si certo.

Pensieri

Breve storia di un motociclista

Io sono un motociclista e questo è il breve racconto di un viaggio lungo la Route des Grandes Alpes che ho fatto con una motocicletta, una Hasselblad e qualche panino. 

Un motociclista che ama viaggiare, cerca di farlo all’avventura e con la voglia di scoprire sempre nuove strade, svoltare all’improvviso o seguire l’istinto lungo un percorso che sembra non portare da nessuna parte. 

In questa foto, la strada non si sa dove inizia, non si sa dove finisce e non si sa se ad un certo punto fa un giro lungo o corto: tutto ciò che un motociclista può desiderare. 

Fotografia

Notizie fresche sulla P30

Sono appena stato dal mio spacciatore per rifornimento pellicole.
Gli ho chiesto notizie sulla Ferrania. È incazzato nero per tutte le stronzate che si leggono in giro sulla P30. 

Lui ha visitato la linea produttiva e in questi giorni ha anche avuto modo di esporre e stampare la P30.

Dice che il contenuto di argento è elevato, i neri profondi e solo la versione per medio formato ha un problema con lo strato antivelo su cui stanno lavorando; per questo iniziano a commercializzare solo la versione 35mm.

Non è una T-grain per cui nonostante gli 80 ISO produce una leggerissima grana che però è molto piacevole da vedere.

Lui, che notoriamente non è uno che parla per vendere, dice che è un buon prodotto e ricorda molto la vecchia P30.

Io sono dello stesso partito. Non mi esprimo prima di provarla. 

E sono del partito che: ben vengano queste iniziative.

Fotografia · Pensieri

C’è differenza tra immagine digitale di massa e fotografia espressiva?

Diciamo che i miei pensieri di ieri, espressi anche altrove e fuori da questo blog, hanno innescato una bella discussione. La discussione è una delle cose più importanti della vita, almeno per me; non farei il sindacalista di professione! Oggi voglio parlare di evoluzione, prendendo spunto proprio da questa discussione che ho citato pocanzi.

Mi sono trovato in mezzo alle evoluzioni tante volte (pur avendo solo 32 anni non ancora compiuti) ma quattro di esse sono degne di nota:

  1. quando ho archiviato audio/video cassette per far spazio a mp3, dvd e cloud; vi dico solo che proprio in questi giorni la mia compagna mi ha chiesto di comprarle un giradischi … la voglia del vinile è esagerata ed in casa, in questi giorni, si discute molto della cosa, guai se non fosse così.
  2. quando ho abbandonato il libro per far spazio all’e-reader; comodissimo, decine di libri a portata di click, peso zero, ecc… mi ritrovai a scrivere un post su questo blog e pure a rilasciare un’intervista (all’epoca ero un blogger quasi serio) che facilmente si può trovare su youtube (ma non ve la linko). Ma dopo pochi mesi, l’odore della carta e le chiacchiere con il libraio mi hanno fatto fare un passo indietro. Fortuna che ne ho discusso!
  3. quando ho venduto le mie Harley Davidson per comprare una BMQ endurostradale; frena, curva e ammortizza…cosa vuoi di meglio? Eppure io non riesco ad uscire con i bmwisti, i miei migliori amici sono harleysti. In questo caso, però, non sono tornato indietro con lo strumento ma con la testa! Lo ammetto. Però anche qui, è stata la discussione che mi ha permesso di formare il mio pensiero.
  4. quando sono passato dal digitale all’analogico con la fotografia; ma questo lo sapete già, non parlo d’altro qui.Con questo voglio dire che: i tempi cambiano, gli strumenti evolvono e le mode hanno i loro cicli; ma guai a rinunciare alla discussione. Io non mi annoio affatto. Penso che chiedersi se era meglio prima o è meglio oggi è fondamentale, almeno nella mia vita, e “paradossalmente” aiuta ad evolversi (il che può significare anche tornare indietro…pur sempre di evoluzione si parla).

Tornando più nel merito della fotografia ma rimanendo nel tema dell’evoluzione, un utente di un forum mi dice: “l’unica direzione è quella di creare foto che abbiano qualcosa di noi dentro, un volto, un’emozione, un messaggio…altrimenti resteranno nel mare magnum delle miliardi di foto scattate da un nessuno qualunque”.

Io non sono convinto che sia questa la ricetta per un fotografo amatore che vuole emergere. Penso che invece più andiamo avanti e più è difficile navigare in questo mare. Vi faccio un esempio: io credo che i fotografi di una volta avevano più chance di emergere rispetto a quelli di oggi ma mettiamo il caso che non sia così. Oggi solo una percentuale molto bassa dei fotografi che sono riusciti ad emergere è composta di gente che vale sul serio. Tutti gli altri, seppur pochi, sono riusciti ad emergere perchè si sono adeguati a produrre immagini che piacciono agli altri (forse anche a loro, ma spero che non sia così). Ma se oggi piacciono i selfie e la fotografia social, questi li chiamiamo fotografi? Chi può arrogarsi il diritto di chiamarli in modo diverso? Nessuno, figuriamoci il sottoscritto. Però mi arrogo il diritto di pensare che è colpa del pubblico e di conseguenza degli strumenti alla portata di tutti!

E infine, parlando di evoluzione degli strumenti fotografici, io non ci vedo nulla di male, ci mancherebbe! Però mi chiedo: chi ha i soldi per produrre mezzi sempre più performanti perchè non osserva anche cosa sta accadendo alla fotografia? Mi rispondo da solo: perchè per loro è business. Ed è giusto che sia così, guai! Ma io ho detto “alla fotografia“, non ai consumi!

Per cui vi lascio con la stessa riflessione con cui vi ho lasciato nel post precedente: non è il caso di cominciare a distinguere tra immagine digitale di massa e fotografia espressiva?

Fotografia · Pensieri

Film Ferrania: ritorno al futuro

Tranquilli, credo che le mie paranoie analogiche possano interessare anche i fotografi digitali. Abbiate solo la pazienza di leggere fino in fondo.

ferraniaFerrania era uno storico produttore di materiale fotografico con sede nell’omonima frazione di Cairo Montenotte in provincia di Savona. Dopo quasi un secolo, nel 2009 chiuse baracca e burattini ma nel 2013 una nuova azienda “Film Ferrania” ne rilevò la vecchia linea produttiva delle pellicole fotografiche e rimise in moto la fabbrica lanciando un progetto di sviluppo.

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Storiella a parte (che potete facilmente leggere altrove approfondendo meglio i dettagli), sta di fatto che ieri Film Ferrania ha finalmente reso noto che da metà febbraio sarà in vendita la prima nuova-vecchia pellicola, la P30, con un’emulsione ad altissimo contenuto di argento, 80 iso e grana ultrafine; sul sito del mio fornitore si legge che “non ha pari nel moderno mercato delle pellicole argentiche”.

EktachromeBene! Direi che per un appassionato eterno principiante come il sottoscritto è senz’altro una ottima notizia; non fosse altro per il fatto che è arrivata a distanza di poche settimane dall’altra buona notizia con la quale abbiamo appreso che i Sigg.ri Kodak hanno rimesso in produzione la Ektachrome, la storica pellicola diapositiva.

Tutto fa ben sperare! Forse la fotografia non è morta (come mi disse una negoziante di Porlezza qualche mese fa in risposta alla mia richiesta di poter acquistare delle pellicole)! Forse i cellulari non sostituiranno le reflex! Forse ci sarà anche un ritorno alla vera fotografia argentica che affiancherà e, perchè no, rafforzera la fotografia digitale.

Io, senza dubbio, quando troverò in giro questa P30 la comprerò e la proverò; e lo farò pure con grande entusiasmo. Però fino a quel momento, non mi sento di aggiungere altro alla discussione (forse solo una piccola polemica per la lingua, l’inglese, con cui Ferrania ha scelto di comunicare con i propri utenti online).

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Sul web invece, alèeeee, è cominciato il dibattito nei salotti, tra forum e Facebook. Praticamente si legge di tutto: da un lato i boicottatori seriali che parlano di pellicole difettose o scarti di progettazione che costeranno come un Damiani e non saranno mai all’altezza delle vecchie P30, dall’altro lato gli osannatori seriali che hanno già prenotato una pellicola in ogni negozio sulla cui vetrina virtuale c’è scritto “prevendita P30”, che raccontano di aver visto la sacra sindone impressa sull’emulsione e hanno già comprato una maglietta con la scritta “I LOVE FERRANIA” in un negozio a Napoli (questa non è del tutto una battuta!)

Ok, ma io mi chiedo: perché?

Comunque se qualcuno proprio ci tiene a partecipare al dibattito, segnalo una di queste discussioni che si sta tenendo in queste ore in un salotto autorevole, analogica.it (che io adoro, ma certe volte…).

Schermata 2017-02-02 alle 17.48.31Dal mio umile osservatorio, penso invece che il tema del dibattito debba essere un’altro; la traccia che più mi piacerebbe approfondire è quella del settimanale Internazionale (ebbene si, anche lì si parla del ritorno al futuro della fotografia argentica) in edicola oggi:

“invece di parlare di morte della fotografia converrebbe cominciare a distinguere tra immagine digitale di massa e fotografia espressiva o professionale”…

…analogica o digitale, aggiungo io. Perchè sia chiaro: stavolta non è questo il punto!

Riflettiamoci va, che è meglio.

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NIKON F100 + F90X

Vi ricordate che di recente presi una F80? Beh, se non ve lo ricordate, leggete qui. Vi ricordate che nella scelta avevo preso in considerazione anche la F801, la F90 e la F100? Beh diciamo che con la F80 ho fatto delle belle foto ma mi mancava qualcosa. Senz’altro l’impossibilità di utilizzare le pellicole infrarosse (non che io abbia mai fatto questo tipo di foto, ma ho un paio di rulli in frigo e, prima o poi, vorrei provare perchè mi attira molto). Ma poi mi mancava anche qualcosa di fisico in mano … quel centimetro o due di robustezza generale. E infine, essendomi lanciato anche nella fotografia analogica a colori, avevo comunque bisogno di un secondo corpo 35mm da affiancare alla F80.

Ho cercato in lungo e in largo online e alla fine ho deciso di sostituire la F80 con la F100 e di affiancarla con una F90X.

1441251-217622Sulla F100, ho trovato un’affare in Italia e ho preso un intero corredo, praticamente nuovo, completo di Battery Grip, flash SB80DX, lente 28-105mm f/3.5-4.5 macro e borsa originale.

Nikon F90xSulla F90X mi sono aggiudicato un’asta in Inghilterra di un esemplare con Battery Grip, un pò impolverato ma in buono stato generale. L’ho pulito accuratamente e, in questi giorni, dovrò restaurare il dorso che è un pò malandato.

Come sempre, più per mio propemoria, riporto il link ai manuali:

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Jobo CPE2

In questo mio veloce ed inesorabile passaggio dal digitale all’analogico, come potevo privarmi della possibilità di scattare anche qualche foto a colori?
Scattare una foto con un rullino in bianco e nero o con un rullino a colori non fa certo differenza … quindi che problema c’è.

Il teorema di cui sopra, però, è valido solo nel caso in cui si porti il rullino a sviluppare e stampare in un laboratorio. Durante la mia migrazione mi prefissi di fare tutto in casa (altrimenti che gusto c’è?) … e qui nasce il problema.

Per sviluppare e stampare un rullino a colori, non soltanto si usano prodotti chimici differenti da quelli per il bianco e nero ma, cosa ben più importante, essi si utilizzano ad una temperatura molto più alta (38°) e che difficilmente a mano si riesce a mantenere costante. A tal proposito esistono delle sviluppatrici che non soltanto mantengono i liquidi a temperatura ma che automatizzano le agitazioni della tank.

Le più diffuse a livello amatoriale (e non) sono le Jobo. Proprio in questi mesi la casa tedesca ha messo sul mercato una nuova sviluppatrice, la CPE3. Ovviamente io non ho tutti quei soldi per comprarne una nuova, ma ho fatto qualche risparmio, ho trovato in buone condizioni una CPE2 usata e l’ho comprata.

Come spesso mi capita di fare (è un mio difetto), ho preso una decisione senza rifletterci molto. In particolare decisi di acquistare una Jobo, convinto di poterla utilizzare non soltanto per sviluppare rullini a colore ma anche per il bianco e nero.

Aspettando che il postino suonasse alla porta per consegnarmi il nuovo acquisto, però, ho letto in giro che la Jobo non è molto adatta allo sviluppo in bianco e nero per una serie di motivi che non sto qui ad elencarvi.

Arrivata la Jobo, cosa ho fatto? L’ho subito provata con un rullino bianco e nero utilizzando alcuni accorgimenti (diminuendo del 15% il tempo di sviluppo, facendo ruotare la tank alla velocità più bassa, ecc…).

Beh, ho ottenuto uno sviluppo eccellente! Quindi ne ho sviluppati altri di rullini in bianco e nero. Sempre risultato eccellenti. Ho dunque apprezzato anche il fatto di poter ottenere degli sviluppi standard (era ovvio, eliminando le variabili umane).

Non rimaneva dunque che provare la Jobo con un rullino a colori. Ho comprato i chimici (rigorosamente Bellini) e ho sviluppato. Anche in questo caso, risultato eccellente! E io: felicissimo!

Arrivati a questo punto, direte: dov’è la fregatura?

Colpo di scena: nessuna fregatura, anzi è un crescendo di notizie positive! Infatti, sempre dopo averla comprata (la Jobo si intende) ho pure scoperto che la si può utilizzare per stampare (in questo caso davvero SOLO a colori). Quindi la stampa colore, che mi sembrava l’obiettivo più lontano, è stato invece molto facile da raggiungere grazie alla Jobo e grazie ad un nuovo ingranditore che, nel frattempo, ho acquistato per sostituirlo al mio vecchio durst. Si tratta di un ottimo Opemus 6 con testa Meopta Color 3.

c130620-meopta-220513-cro2(Link al manuale dell’ingranditore, Link al manuale della testa colore.)

Per concludere, non posso che non mostrarvi orgoglioso la scansione della mia prima stampa a colori.

Golden Hour @ Polignano

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Tutorial – asciugastampe

Occorrente:

  • Cassettiera € 14,99 – COD. 8422341499800 (la mia è da 3 cassetti ma dello stesso modello ce ne sono anche da 4 o da 5 cassetti)
  • Zanzariera € 7,90 – COD. 8028250282405
  • Un listello da 9mm lungo 1mt € 0,99 – COD. 33000814 (fatevelo segare in 3 pezzi)
  • Tenaglia
  • Colla a caldo
Sfilate i cassetti e, servendovi di una tenaglia, smontate il fondo in compensato.
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NIKON N80/F80

Dopo ampia riflessione, ho deciso di affiancare alla Hasselblad medio formato un corpo macchina 35mm che mi consenta di utilizzare tutte le ottiche FX della mia Nikon D750 e tutte le funzionalità connesse. Questo sempre con l’intenzione di completare (almeno psicologicamente) questo passaggio all’analogico.

Oggi in formato 35mm ho una Practica MTLB5, una Spotmatic F e una telemetro Olympus. Ma, apparte il fatto che non posso montarci le ottiche della D750, questi sono davvero corpi vetusti. Io voglio scattare a pellicola ma voglio anche tutte le comodità del digitale (parlo sempre del 35mm, perchè sul medio formato la hasselblad non la cambierei con nulla!).

Per cui ho cominciato a leggere centinaia di recensioni e alla fine ho deciso: mi compro una F6 (la ammiraglia a pellicola di casa Nikon) … poi sono andato a guardare il prezzo (2000€) e mi sarebbe toccato vendere la D750 per acquistarla.

Quindi sono andato alla ricerca di modelli precedenti, F5, F4, F100, F90, F801 e poi ho trovato una N80 (versione ammerigana della F80) su ebay che ho portato a casa con poche decine di euro.

Chi ha voglia di perder tempo in una lettura, consiglio il test di Nadir a questo LINK. Ma in breve, è dotata di ogni comfort della tecnologia moderna: dall’autofocus (velocissimo) alle funzioni priorità diaframmi o tempi, dall’esposimetro con tutti i tipi di misurazione (singola, matrix, ecc.) e il bracketing al flash ttl; tutto ma proprio tutto.

QUI, invece, trovate il manuale di istruzioni in italiano.

Ora non mi resta che provarla.

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Fotografia · Pensieri

Photo90 Castel San Giovanni PC – 10 consigli utili per visitare la fiera

Cinquantunesima edizione quest’anno della ormai celebre mostra-mercato fotografica in Val Tidone. La mia prima volta però. Ne ho sempre sentito parlare ma solo quest’anno ho deciso di andarci con un amico. 


Esperienza molto interessante, ci sono espositori, commercianti e collezionisti, provenienti da tutta Italia e non solo. C’è merce rara e non, ma tutta di qualità (difficile trovare rottami, anche se un pò lo speravo perché mi auguravo di imbattermi in prezzi un po più alla portata di tutti). Tanto analogico ma anche un po di digitale. 

Ecco a seguire un decalogo di suggerimenti  per chi, come me prima di oggi, non ci è mai stato:

1) si svolge in una giornata, solitamente la domenica e solitamente c’è un’edizione in primavera e un’edizione alla fine dell’estate. 

2) al mattino c’è molta ressa ma c’è anche molto prodotto. L’ingresso costa 4€. Dopo pranzo l’affluenza diminuisce ma anche gli espositori cominciano a smontare (alle 14:30 metà hanno già sbaraccato). Al pomeriggio non si paga l’ingresso ma alle 16:00 chiude.  

3) è utile programmare almeno 2 ore di tempo per osservare tutto con attenzione (ma uno sguardo rapido a tutti gli stand lo si fa anche in 20 minuti)

4) è opportuno arrivar li già con le idee chiare su cosa comprare (perché tanto si trova davvero di tutto). Viceversa non è consigliabile andare lì senza idee perche si rischia o di non comprar nulla o di svuotare il portafogli in cianfusaglie inutili. 

5) qualcuno ritira anche del materiale ma per sperare in una quotazione decente è meglio permutare e comprare. 

6) ci sono anche commercianti che abitualmente vendono online, come fotodotti con cui, dunque ci si può organizzare prima per vedere e toccare con mano il prodotto oppure dopo, per ricevere prodotti a casa che magari non sono disponibili in fiera. 

7) nell’ambito analogico c’è molto 35mm, una buona scelta di merce medio formato, poca roba di grande formato. 

8) si vendono anche tappi per obiettivi, custodie, accessori, borse e libri. 

9) nessuno ha il pagobancomat ma sulla statale a meno di un chilometro c’è uno sportello della Banca Popolare di Lodi. 

10) per tutte le altre informazioni, visitate www.photo90.it