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Cos’è lo sviluppo fattoriale?

Lo sviluppo fattoriale è una tecnica evergreen (illustrata anche da Ansel Adams nel suo testo “Stampa”) che ci consente di standardizzare le nostre  stampe non curandoci della temperatura e dell’esaurimento del rivelatore.

In pratica, una volta immersa la carta nel rivelatore è sufficiente contare i secondi necessari al primissimo annerimento (questo è il tempo di comparsa o TC) e moltiplicarlo per un coefficiente chiamato fattore (F) che consente di ottenere il tempo necessario al corretto sviluppo della carta.

Dunque TC x F = TS (tempo di sviluppo)

Ma come calcolare F ?

Intanto è bene sapere che F differisce per ogni accoppiata carta/rivelatore e quindi è necessario conservare un appunto scritto magari sulla confezione della carta, in cui riportiamo il fattore per ciascuno dei rivelatori che usiamo abitualmente.

Per calcolare F è sufficiente attenersi la prima volta alle indicazioni del bugiardino della carta e/o del rivelatore, ovvero versare nella bacinella il rivelatore fresco e portarlo a temperatura corretta; quindi se i bugiardini dicono (ad esempio) che con Ilford PQ il tempo di sviluppo della carta Ilford Multigrade FB è di 90 secondi, osserviamo ad esempio che il TC è di 9 secondi, lo dividiamo per il TS del bugiardino e abbiamo trovato il fattore (F=10).

A questo punto non ci interessa più né mantenere il rivelatore a temperatura costante, né curarne l’esaurimento. sarà sufficiente misurare il TC e moltiplicarlo per 10.

Semplice no?

N.B. quanto il TC raddoppia (nell’esempio di prima, quando osserviamo che il TC da 6 secondi passa a 12 secondi) vuol dire che il nostro rivelatore non è più utilizzabile, è esaurito, e quindi lo sostituiamo o rigeneriamo.

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La mia prima mostra!

Ho partecipato ad un paio di collettive ma questa è la prima in cui ci saranno solo mie foto! Non vi immaginate una cosa seria, con un curatore, un vernissage, un dibattito, luci, faretti e una segreteria che accompagna gli ospiti nel tour fra i cavalletti. Perchè in realtà sarà all’aperto, in una stalla 🙂

Infatti è tutto molto ma molto più semplice ma pur sempre di una mostra si tratta! E mi gratifica che qualcuno mi abbia chiesto di esporre le mie stampe argentiche.

La Pro Loco del paesino in cui abito (Carpiano), infatti, mi ha contattato tramite un conoscente per allestire una mostra fotografica all’interno del Castello (una grangia certosina del 1500), una delle iniziative che comporranno il palinsesto della tredicesima Festa in Strada (un appuntamento che anima abitualmente la comunità cittadina e i paesi limitrofi) in programma per domenica 21 maggio.

Avrò a disposizione 10 cavalletti nel Porticato dello Stallone (l’ex mangiatoia della cascina) e ho piena autonomia nella scelta del tema. Ragionando, anche con la Pro Loco, ho pensato di evitare le solite banalità

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Come fare la sbianca locale?

Oggi vi mostro un tipo di ritocco che si utilizza con le stampe analogiche in bianco e nero: la sbianca locale. Si usa per indebolire i toni di alcune aree della nostra stampa quando non siamo in grado di operare con bruciature e/o mascherature o con il controllo del contrasto o più in generale quando vogliamo dare luminosità ad alcuni dettagli (come ad esempio la sclera dell’occhio umano, la luce del tramonto che disegna la sagoma di un soggetto, un lampione acceso  nella nebbia, ecc…). Può essere usata non soltanto per sbiancare i toni chiari (come gli esempi di cui sopra) ma si può utilizzare anche per allegerire le ombre nei toni medi o addirittura nei toni scuri.

Ma se state leggendo questo articolo, sapete già perchè si usa e quando si usa la sbianca locale; credo siate più interessati al metodo.

Prima di mostrarvi un breve video che ho realizzato questa sera, occorre fare alcune precisazioni.

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Lavare e asciugare la carta baritata

Oggi vi parlo di lavaggio e asciugatura della carta baritata; o meglio, ci sono tanti modi per farlo, ma vi racconto come IO tratto le stampe fine art. Il segreto? una lastra di alluminio e una carta per fritti!

Cominciamo precisando che la baritata, al contrario della politenata, non contiene plastica (il polietilene appunto) bensì fibra, per cui è l’unica che a ragion veduta può essere chiamata CARTA!

Il nome “baritata” deriva dal solfato di bario su cui è stesa l’emulsione che rende la carta perfettamente bianca (questo sale viene utilizzato anche nell’industria delle vernici per creare smalti bianchissimi) e le consente di “registrare” i veri toni della fotografia (ecco perchè sulla baritata osserviamo i VERI bianchi e i VERI neri).

Bene! Dopo aver sviluppato la nostra stampa perchè è necessario lavarla? Riprendo una frase di Marco Barsanti: “il principale compito dell’acqua di lavaggio è quello di asportare il tiosolfato (iposolfito) ed i sali complessi di argento-tiosolfato assorbiti dalla fibra. Dal loro livello residuo dipende in larga misura la longevità della stampa”.

Io non posseggo una lavatrice, non ho un’asciugatrice e non ho una smaltatrice. E non ne sento affatto il bisogno. Allora come faccio? Semplice.