Pensieri

Vale la pena investire nelle ottiche vintage?

Rispondo ad una lunga osservazione che ha fatto il caro amico Luciano, quasi settantenne, grandissimo esperto di fotografia analogica ma da almeno un decennio completamente convertito al sensore, osservazione che potete leggere qui.

Comincio rispondendo alla sua domanda: vale la pena investire nel vintage? La risposta, secondo me, è NO.

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Quale pellicola per il ritratto?

Cari amici,
alcune premesse: vi anticipo che questo articolo è stato scritto per i neofiti della fotografia analogica; vi anticipo inoltre che tutto quanto scritto è riferito alle pellicole negative (non diapositive). Ultima doverosa premessa prima di cominciare è che questo post non è affatto esaustivo ma soprattutto non è affatto scientifico: è scritto secondo l’esperienza e il gusto personali.

 

Cominciamo. Quando pratichiamo fotografia analogica (e non solo) bisogna riflettere molto prima di scattare. Il primo motivo è che seppur la postproduzione esiste anche in camera oscura, non abbiamo tutte le opportunità che ci offre un software di computer grafica. Determinate correzioni si possono effettuare durante lo sviluppo o durante la stampa (o durante la scansione) ma ciò è conveniente solo se durante la fase di scatto, abbiamo utilizzato la giusta pellicola e/o i giusti filtri in base al risultato che vogliamo ottenere. Per questo motivo, la scelta della pellicola è molto importante.

 

Prima domanda che dobbiamo porci:
vogliamo un  ritratto a colori o  in bianco e nero?
immagini di Google
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Esperimenti di inversione BN (Kit Bellini) e Rollei Superpan

Cari lettori, oggi sorrido e vi scrivo … ma in questa settimana ho bestemmiato di brutto. Come anticipato, ho deciso di fare delle prove di inversione della Ferrania P30 (ma in questo articolo non vi parlerò della P30).

Rollei Superpan 200

STORIA: Scelgo di trattarla con il Kit Inversione della Bellini (il più economico e il più facilmente reperibile in commercio). Lo acquisto da Fotomatica. Leggo sul bugiardino che fra le pellicole per le quali è stato concepito, c’è la Ilford FP4 e così, una bella mattina esco con due macchine: su una carico la P30 e scatto in bracketing a 32/50/80 ISO e sull’altra carico la FP4 a 125 ISO. Torno a casa e, per domare il contrasto caratteristico della P30, decido di dividerla in due spezzoni e di trattarla (nel secondo sviluppo) con tempi differenti (N e N-25%).

Rollei Superpan 200

PRIMO TEST: questo kit, su cui non aggiungo nulla perchè c’è già una recensione più che ottima sul blog di Sandro, è composto da 7 bagni inframezzati dai lavaggi per un totale di 13 bagni. Procedo con il primo sviluppo, quindi con la sbianca, il chiarificatore e l’inversione (si, questo kit ha la velatura chimica che sostituisce la seconda esposizione alla luce fluorescente). A questo punto apro la tank e vedo l’immagine impressa sulla pellicola (e già qui ho avuto qualche dubbio perchè nonostante il colore giallastro tipico, mi sembrava troppo trasparente). Quindi procedo con il secondo sviluppo e con il fissaggio e infine stabilizzo. Apro la tank e trovo la sorpresa: pellicole completamente trasparenti! Come se non le avessi esposte in macchina! Una giornata buttata al vento!

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Rolleiflex E2 – Planar 2.8

Cari amici, è con grande orgoglio che do il benvenuto a sua maestà E2, una Rolleiflex tripla R (indice di rarità) prodotta in soli 7000 pezzi.

Al mondo Rolleiflex mi sono avvicinato con la K4A; con lei il feeling è stato immediato: la comprai su ebay dall’Inghilterra, senza poterla visionare, a rischio e pericolo di ritrovarmi con una rumenta fra le mani. Invece, una volta scartato il pacco, mi ritrovai fra le mani  un gioiello, lenti perfette, tempi perfetti, estetica perfetta. E così mi sono innamorato della biottica per maneggevolezza, postura, pdr, ecc…

Quindi da un pò di tempo ho pensato di fare un upgrade e mi sono messo alla ricerca di una Planar 2.8, dandomi un budget molto più basso del prezzo a cui normalmente si trovano online. Di conseguenza ci ho impiegato molto tempo, ma alla fine sono riuscito a trovare una E2 a Verona (unico proprietario, un appassionato fotografo/artista che ovviamente ha curato l’oggetto in modo maniacale); sabato sono andato a provarla di persona e l’ho ritirata.

Eccola in tutto il suo splendore:

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Il genio di Vivian Maier

Ragazzi questa inquietante baby sitter aveva una visione del mondo che la circondava davvero fenomenale. Andando in giro tutto il giorno aveva un occhio allenato e le sue foto, in barba alle tecniche di composizione, comunicano velocemente ed in modo eccellente.

Sono andato a Genova per vedere le sue foto a Palazzo Ducale e ci sono andato sia il sabato che la domenica, pagando due volte il biglietto, ma ne è valsa la pena. Sono tornato perché 150 foto le ho guardate in mezz’ora; non per superficialità ma perché sono come un libro di giallo…ti portano a correre, a voler arrivare subito alla fine.

Poi però ci sono voluto ritornare per gustarmele e verificare se me le ricordavo tutte.

Incredibile.

50% del merito è anche della fotocamera a pozzetto che consente di “rubare” scatti da un pdr basso e nascosto.

Ha scattato molti autoritratti; ogni specchio o vetrina era buono per farsi un selfie. Molto narcisista. Ma allo stesso tempo teneva tutto per se; addirittura, poi, una parte dei suoi negativi non sono stati neanche mai sviluppati (il “tesoretto” di chi l’ha scoperta, infatti, conta “centomila negativi, duemila rullini in bianco e nero non sviluppati, settecento rullini a colori anch’essi non sviluppati, centomila pellicole in otto e sedici millimetri”Fonte)

E poi è stato un piacere scoprire una New York anni 50 come in un film.

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Vivian Maier a Genova

Palazzo Ducale a Genova sta sfornando una mostra interessante dopo l’altra e quindi mi tocca ritornare in Liguria. Questa volta, con l’amico Matteo, vado a gustarmi le foto di Vivian Maier la baby-sitter statunitense che nessuno conosceva come fotografa fino a pochi anni prima della sua morte e che invece oggi è una delle principali icone del genere street.

La mostra è attiva fino al giorno 8 ottobre 2017. Qui troverete maggiori informazioni: mostravivianmaier.it

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FERRANIA P30: TEMPI DI SVILUPPO

Parlo ancora di Ferrania P30. Questa volta per segnalare che hanno modificato il PDF con le Best Practices. Premesso che io la versione 1.2 non l’ho mai vista, QUI potete scaricare la versione 1.1 e QUI la versione 1.3.

Confrontandole, noterete subito che sono cambiati i trattamenti di sviluppo. Più in particolare sono stati aggiunti:

  1. D76 stock 21° 50ISO 11’
  2. D76 1+1 20° 50ISO 13’ (il trattamento che ho segnalato io)
  3. DDX 1+5 20° 50ISO 7,5’
  4. Microphen 1+3 20° 80ISO 17’
  5. Rodinal 1+100 20° 80ISO 45’

Dei 5 trattamenti aggiunti, 3 sono relativi ad un esposizione di 50ISO; chiaro segnale che anche Ferrania sta cominciando a ragionare in maniera seria sulla sensibilità effettiva di questa pellicola.

La nota dolente, ahinoi, è che sono stati anche eliminati/modificati alcuni trattamenti.

  1. D76 stock 20° 80ISO 6,5’ eliminato
  2. Rodinal 1+50 20° 80ISO 6,5’ (agit. continua) eliminato
  3. Rodinal 1+50 20° 80ISO 8’ (agit. intermit.) modificato in 14’

Modificare o eliminare alcune indicazioni di sviluppo di un prodotto definito ALPHA non è certo un reato punibile con il pubblico linciaggio, però fa riflettere sul metodo con cui Ferrania sta operando.

Io continuo ad essere un tifoso del Made in Italy ed un attento osservatore delle vicende relative alla P30 perchè ritengo sia una pellicola interessante. E non credo di essere il solo. La mia recensione sulla P30 l’hanno letta in moltissimi (quasi mille visualizzazioni ad oggi), ma la cosa più interessante è che più d’uno ha partecipato alla discussione, inviandomi le informazioni relative ai trattamenti eseguiti e ai risultati ottenuti. Le sto collezionando per offrire, agli utenti della rete, uno strumento NON alternativo MA aggiuntivo alle Best Practices della fabbrica, ovvero le prove sul campo di coloro i quali la P30 l’hanno esposta! Le trovate sempre in coda alla recensione di cui sopra: clicca qui.

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Recensione Ferrania P30 + TEST di Sviluppo e Stampa

Spero che articoli di questo genere non diventino troppo frequenti, perché testare una pellicola è divertente ma ha un costo! E la P30 di certo non te la regalano (Nicola Baldini, se leggi questo articolo, perché non mi spedisci qualche pellicola gratuitamente in modo che possa effettuare dei test più approfonditi?).

Sono partito dalle analisi sensitometriche di Diego dalle quali si evince chiaramente che la P30 ha una sensibilità effettiva che va dai 12 ai 32 iso. Ben lontano dagli 80 dichiarati dal produttore. A giudicare dalle curve, però, il miglior compromesso gamma/contrasto (per i miei gusti) lo si ottiene esponendo a 50 iso e così ho fatto, caricando la pellicola su una Nikon F100 (nelle Best Practices di Ferrania c’è scritto di non caricare la P30 in macchine con avanzamento automatico; ma si riferisce alle punta e scatta, che potrebbero rompere la pellicola, e non alle macchine serie).

Sono uscito a fare qualche foto di prova ma dopo due ore non avevo premuto il grilletto neanche una volta. Poi, botta di culo, arrivo in Piazza Gae Aulenti a Milano (convinto che qualche foto di architettura l’avrei portata a casa) e scopro che Nikon, nell’ambito della Milano Photo Week, aveva organizzato un model sharing gratuito. Mi sono imbucato e ho sparato le mie 36 cartucce su Anna, giovane indossatrice con i capelli rosso carota e qualche lentiggine in viso.

Anna – P30 @ 50ISO

Sono tornato a casa e mi sono preparato allo sviluppo in D76. Potrei raccontarvi i risultati di tutti i test effettuati variando tempi e diluizione ma non è interessante. Per cui preferisco venire al dunque: il miglior modo (per i miei gusti) per sviluppare in D76 una P30 esposta a 50 iso è

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NUOVA PELLICOLA FERRANIA P30 – Presentazione a Milano

Inutile polemizzare ancora sull’estenuante attesa… ora la Ferrania P30 esiste e io ne ho comprato due confezioni per fare un pò di prove.

Preciso subito che non troverete i miei test in questo articolo (Edit: i primi test sono pronti e li trovate qui) ma un breve racconto sulla presentazione che si è tenuta oggi a Milano con Felix Bielser di PFG e Nicola Baldini di Ferrania.

Il primo, lo conosciamo bene (ve ne parlo spesso qui) e dunque non ha bisogno di ulteriori presentazioni. Il secondo, invece, è un toscanaccio bontempone: pensando che la platea fosse composta da giovani hipster sfigati o da reduci di guerra, ha parlato una lingua da bar dello sport. Peccato, mi aspettavo un racconto più professionale e tecnico. Ma d’altronde, lo ha detto lui stesso alla fine quando molti erano già alla cassa per comprare la P30, uno dei punti di forza della Nuova Ferrania è quello di creare emozioni … Si, ok, sono d’accordo ma oggi presentavi -finalmente- il tuo prodotto ai tuoi potenziali clienti di Milano; potevi essere anche un tantino più serio!!!

Ma per fortuna c’era Diego,

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Cos’è lo sviluppo fattoriale?

Lo sviluppo fattoriale è una tecnica evergreen (illustrata anche da Ansel Adams nel suo testo “Stampa”) che ci consente di standardizzare le nostre  stampe non curandoci della temperatura e dell’esaurimento del rivelatore.

In pratica, una volta immersa la carta nel rivelatore è sufficiente contare i secondi necessari al primissimo annerimento (questo è il tempo di comparsa o TC) e moltiplicarlo per un coefficiente chiamato fattore (F) che consente di ottenere il tempo necessario al corretto sviluppo della carta.

Dunque TC x F = TS (tempo di sviluppo)

Ma come calcolare F ?

Intanto è bene sapere che F differisce per ogni accoppiata carta/rivelatore e quindi è necessario conservare un appunto scritto magari sulla confezione della carta, in cui riportiamo il fattore per ciascuno dei rivelatori che usiamo abitualmente.

Per calcolare F è sufficiente attenersi la prima volta alle indicazioni del bugiardino della carta e/o del rivelatore, ovvero versare nella bacinella il rivelatore fresco e portarlo a temperatura corretta; quindi se i bugiardini dicono (ad esempio) che con Ilford PQ il tempo di sviluppo della carta Ilford Multigrade FB è di 90 secondi, osserviamo ad esempio che il TC è di 9 secondi, lo dividiamo per il TS del bugiardino e abbiamo trovato il fattore (F=10).

A questo punto non ci interessa più né mantenere il rivelatore a temperatura costante, né curarne l’esaurimento. sarà sufficiente misurare il TC e moltiplicarlo per 10.

Semplice no?

N.B. quanto il TC raddoppia (nell’esempio di prima, quando osserviamo che il TC da 6 secondi passa a 12 secondi) vuol dire che il nostro rivelatore non è più utilizzabile, è esaurito, e quindi lo sostituiamo o rigeneriamo.

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La mia prima mostra!

Ho partecipato ad un paio di collettive ma questa è la prima in cui ci saranno solo mie foto! Non vi immaginate una cosa seria, con un curatore, un vernissage, un dibattito, luci, faretti e una segreteria che accompagna gli ospiti nel tour fra i cavalletti. Perchè in realtà sarà all’aperto, in una stalla 🙂

Infatti è tutto molto ma molto più semplice ma pur sempre di una mostra si tratta! E mi gratifica che qualcuno mi abbia chiesto di esporre le mie stampe argentiche.

La Pro Loco del paesino in cui abito (Carpiano), infatti, mi ha contattato tramite un conoscente per allestire una mostra fotografica all’interno del Castello (una grangia certosina del 1500), una delle iniziative che comporranno il palinsesto della tredicesima Festa in Strada (un appuntamento che anima abitualmente la comunità cittadina e i paesi limitrofi) in programma per domenica 21 maggio.

Avrò a disposizione 10 cavalletti nel Porticato dello Stallone (l’ex mangiatoia della cascina) e ho piena autonomia nella scelta del tema. Ragionando, anche con la Pro Loco, ho pensato di evitare le solite banalità

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Analogico vs digitale: pensare, scattare, stampare, osservare

Scusate la latitanza, nel frattempo ho scattato molto e stampato altrettanto.

Ieri un caro amico (conosciuto proprio per la comune passione fotografica) ha comprato in un mercatino una Zenit con Helios 58mm. Lui è un convinto digitale, e fa pure l’informatico di mestiere, però ha deciso di avvicinarsi (in modo molto prudente) all’analogico. Oggi mi ha linkato questo articolo e dopo averlo letto ho fatto una riflessione.

Credo che lo scattare a raffica su un supporto digitale (non parliamo poi dei cellulari) abbia fatto perdere ai fotografi (gli appassionati intendo, non i professionisti) la memorabilità delle proprie fotografie; mi spiego meglio: in digitale scattiamo tanto e stampiamo poco. Io ho hard disk pieni di fotografie che neanche più mi ricordo di aver scattato. Ha senso? Boh, forse si, come quelli che fanno pesca sportiva…il pesce abbocca all’amo, loro segnano il punteggio e lo ri-immergono nel laghetto…se piace, contenti loro.

Ritornando pian pianino all’analogico (ora la conversione è pressochè totale) ho riscoperto i seguenti piaceri di questa passione:

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Camera Oscura: il progetto definitivo

Dopo aver traslocato altrove, a causa del troppo freddo e del troppo caldo, fra pochi giorni la mia camera oscura ritorna nella sua sede originaria, ma con qualche modifica. Ho fatto realizzare un cappotto per creare una zona termica che si possa rinfrescare d’estate e riscaldare d’inverno con maggiore facilità rispetto a prima.

Questo è il progetto definitivo con la suddivisione degli spazi in modo da efficientare al massimo i processi di stampa e sviluppo.

Resta pur sempre un “loculo” di appena 10 metri quadrati, di cui metà ricavati nel sottoscala, ma è perfetta per le mie abitudini. E poi non manca nulla! Voi che dite?

Ecco alcune foto dei lavori in corso:

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RECENSIONE DELLA CURVA DI UNA BERGGER PANCRO 400

Ho comprato la nuova pellicola BERGGER PANCRO 400 sia in formato 135 che in formato 120 ma prima di provarla ho voluto analizzare la sua curva sensitometrica. Chi sa già di cosa sto parlando può saltare la prima parte di questo articolo; tutti gli altri è bene che comprendano prima come si legge una curva.

Provo a riassumere i concetti chiave in una legenda cercando di semplificare il più possibile una disciplina (la sensitometria) che invece è molto complessa (non me ne vorranno i più esperti):

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Esposizione corretta

Molti di noi, soprattutto quando prendiamo in mano una macchina fotografica analogica dopo anni di digitale, non siamo più abituati a fare un’esposizione corretta.

Oggi vi racconto i pochissime parole come ottenere un negativo esposto correttamente e facile da stampare; parlerò di zone, per cui è fondamentale che conosciate già il Sistema Zonale di Ansel Adams.

Ed è bene che conosciate anche questo semplice dettaglio: nel processo di sviluppo di una pellicola, le zone maggiormente aggredite dal rivelatore sono quelle più dense ovvero quelle più nere che corrispondono alle alte luci. Per questa semplice ragione, aumentando o diminuendo il tempo di sviluppo, agiamo anche sulle ombre ma molto molto meno rispetto alle alte luci. Fatta questa dovuta premessa, come si espone correttamente?

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Come fare la sbianca locale?

Oggi vi mostro un tipo di ritocco che si utilizza con le stampe analogiche in bianco e nero: la sbianca locale. Si usa per indebolire i toni di alcune aree della nostra stampa quando non siamo in grado di operare con bruciature e/o mascherature o con il controllo del contrasto o più in generale quando vogliamo dare luminosità ad alcuni dettagli (come ad esempio la sclera dell’occhio umano, la luce del tramonto che disegna la sagoma di un soggetto, un lampione acceso  nella nebbia, ecc…). Può essere usata non soltanto per sbiancare i toni chiari (come gli esempi di cui sopra) ma si può utilizzare anche per allegerire le ombre nei toni medi o addirittura nei toni scuri.

Ma se state leggendo questo articolo, sapete già perchè si usa e quando si usa la sbianca locale; credo siate più interessati al metodo.

Prima di mostrarvi un breve video che ho realizzato questa sera, occorre fare alcune precisazioni.

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Notizie fresche sulla P30 (2)

Mentre sul sito del produttore è partito il countdown per l’avvio della vendita online, io vi riporto qualche piccolo aggiornamento (sto parlando ancora della Ferrania P30), dopo quanto ho scritto nel precedente articolo e visto che c’è stato un ulteriore ritardo (la commercializzazione doveva iniziare a metà febbraio).Schermata 2017-03-06 alle 08.37.55
Sono appena stato a dal sig. Felix Bielser di PFG per comprare un pò di materiali di consumo: mi ha detto che hanno programmato una presentazione della P30, in negozio, il 18 Marzo.
La prima fornitura gli arriverà il giorno 14 marzo e vorrebbe fare le ultime prove prima di presentarla. Per questo motivo se la consegna del 14 slitta di qualche giorno, la presentazione sarà rimandata al sabato successivo. Comunque in questi giorni potremo leggere aggiornamenti sulla loro pagina Facebook. Stay tuned.

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Notizie fresche sulla P30

Sono appena stato dal mio spacciatore per rifornimento pellicole.
Gli ho chiesto notizie sulla Ferrania. È incazzato nero per tutte le stronzate che si leggono in giro sulla P30. 

Lui ha visitato la linea produttiva e in questi giorni ha anche avuto modo di esporre e stampare la P30.

Dice che il contenuto di argento è elevato, i neri profondi e solo la versione per medio formato ha un problema con lo strato antivelo su cui stanno lavorando; per questo iniziano a commercializzare solo la versione 35mm.

Non è una T-grain per cui nonostante gli 80 ISO produce una leggerissima grana che però è molto piacevole da vedere.

Lui, che notoriamente non è uno che parla per vendere, dice che è un buon prodotto e ricorda molto la vecchia P30.

Io sono dello stesso partito. Non mi esprimo prima di provarla. 

E sono del partito che: ben vengano queste iniziative.