Fotografia

di che anno è la mia Hasselblad?

Il genio Victor Hasselblad ha inventato una macchina fotografica con standard meccanici e qualitativi superiori a qualunque altro apparecchio. A mio avviso, le Hassy sono vincenti soprattutto per la loro semplicità costruttiva. Ho avuto modo di provare anche il clone della Zenza Bronica e ho potuto constatare che, come tutte le repliche, è molto più complessa nella meccanica.

Victor Hasselblad a caccia di uccelli a Råö nella contea di Holland in Svezia

Ma tra le cose semplici che il Sig. Hasselblad ha inventato c’è anche il metodo con cui ha codificato tutti i pezzi che sono usciti dalla sua fabbrica. Infatti se notate, ogni apparecchio ha un numero di serie composto da 2 lettere e da una serie di numeri. E oltre ad identificare in maniera univoca il pezzo, le prime due lettere del codice hanno anche un’altra funzione: quella di esplicitare l’anno di produzione.

V H P I C T U R E S
1 2 3 4 5 6 7 8 9 0

Victor Hasselblad Picture, abbreviato VHPICTURES, nasconde una sequenza numerica da 1 a 0.

Quindi se un pezzo della vostra Hassy è identificato con il numero di serie UT121314, vuol dire che è stata prodotta nel 1976 (U=7 T=6).

Enjoy!

Fotografia

Il Negativo di Ansel Adams – Ediz. Zanichelli

phpThumb_generated_thumbnailjpgDopo un lungo periodo di riflessione, dovuta principalmente al costo, oggi ho finalmente deciso di ordinare il libro in oggetto. Fa parte della trilogia del maestro Adams insieme a La Fotocamera e La Stampa. Il libro che ho ordinato, a parer mio, è la bibbia del fotografo analogico che vuole andare oltre lo scatto ovvero vuole cimentarsi con lo sviluppo e con la stampa. La Fotocamera era già all’epoca, ma figuriamoci ora, un testo inutile mentre La Stampa sarà stato senz’altro un testo all’avanguardia e utile negli anni in cui fu scritto ma oggi è superato a causa della modernizzazione principalmente della carta e dei chimici. Il Negativo, invece, credo (spero) sia un testo ancora attuale ma soprattutto è il luogo in cui Adams ha voluto raccontarci il Sistema Zonale che come già detto è stato molto ben spiegato anche da Nicola Focci.

Sarà il libro delle mie vacanze estive, sono certo di riuscire a leggerlo tutto d’un fiato.

Fotografia

Chimica Made in Italy

Si d’accordo, deformazione professionale, però credo sul serio che l’impegno dell’imprenditoria italiana vada premiata. 

Soprattutto se ci sono aziende come Bellini di Perugia che produce una linea di prodotti chimici fotografici per lo sviluppo e la stampa in camera oscura, che a dire di chi li ha provati (recensione di Sandro) sono davvero di altissimo livello. 

Non mi resta che provarli. Si possono acquistare su fotomatica. Quando avrò modo, cercherò di fare anche io una piccola recensione. 

Fotografia

Scattare una foto senza esposimetro

Hasselblad_with_Planar_80mm_at_EV_12Oggi vorrei condividere la tabella LV (Light Value) ovvero la tavola palatina dei fotografi che non usano esposimetri o altri ausilii per la lettura della corretta coppia tempi/diaframmi. Questo valore è uguale al valore EV (Exposure Value) calcolato a 100 ISO.

Sulle lenti Hasselblad sono riportati i valori EV; una volta scelto il valore EV è possibile accoppiare le due ghiere e ruotarle per avere un esposizione corretta con qualunque tempo e con qualunque apertura di diaframma (un pò come le opzioni “a priorità” delle macchine digitali).

Nella tabella di cui sotto, sono citati valori da -6 a +20. Si consideri, però, che nella maggiorparte dei casi è sufficiente memorizzare i valori da +2/+3 a +17/+18.

Fotografia

Manuale del bianco e nero analogico

Ansel Adams – The Tetons and the Snake River

In rete esistono decine, centinaia di tutorial testuali e video sulla fotografia analogica. Ne ho letti molti da quando mi sono avvicinato a questo tipo di fotografia. Ma nel bel mezzo delle mie letture mi sono ritrovato questo ebook che ho mangiato tutto d’un fiato; è senza dubbio il migliore testo in rete per chi dal mondo del digitale si avvicina a quello dell’analogico. Non è Ansel Adams ma Nicola Focci ha saputo raccontare con parole semplici i concetti chiave che un amatore deve conoscere.

Nel libro affronto tutte le tematiche legate allo sviluppo e stampa del bianco e nero su pellicola:

  • Le differenze tra fotografia analogica e fotografia digitale, e le motivazioni all’uso della tecnologia chimica.
  • I tipi di pellicola disponibili sul mercato, il meccanismo chimico alla base, l’approvvigionamento, le precauzioni.
  • Le fotocamere che si possono reperire sul mercato dell’usato: dalla telemetro 35mm alla biottica 120.
  • L’allestimento della camera oscura: l’ambiente opportuno, il materiale necessario, la tenuta alla luce, la ventilazione.
  • L’esposizione della pellicola: gli errori dell’esposimetro, la corretta preservazione di luci e ombre, il Sistema Zonale, i filtri per il bianco e nero, il difetto di reciprocità.
  • Il processo di sviluppo della pellicola: materiali, procedure, trucchi.
  • Il processo di stampa analogica: materiali, procedure, trucchi, tecniche varie (ritaglio, mascheratura e bruciatura, spuntinatura…).
  • Le problematiche di conservazione dei negativi e delle stampe: cause di degrado, materiali da impiegare, metodi da implementare.
  • Le procedure di archiviazione: la codifica e la cartella di progetto.
  • Le modalità di digitalizzazione e condivisione in rete: scanner, la digitalizzazione della stampa, la digitalizzazione del negativo.

Credo di aver fatto un buon lavoro, dedicato specialmente a chi vorrebbe avvicinarsi al mondo dell’analogico, o a chi ha cominciato da poco.

Questi ultimi potranno trovare diverse “dritte” e trucchi, da me raccolti sulle tante fonti (libri, forum, siti web) che ho consultato nell’ultimo anno. Infatti ho voluto dare a questo testo un taglio più operativo che tecnico.

Fotografia

Takumar 135mm: quale scegliere? Ecco le differenze.

takumar_lenses_japan_coverQuando ho iniziato ad avvicinarmi al mondo delle lenti vintage, compravo su ebay tutto ciò che aveva un prezzo in linea con le mie tasche, senza badare né alla lunghezza focale, né alla qualità dell’esemplare e né alla storia del suo marchio. Forse andava bene così, perché avevo necessità di sperimentare non soltanto la fotografia manuale ma anche il possedere lenti vintage.

Con il passare del tempo (un tempo, diciamo, abbastanza veloce) mi sono reso conto di aver comprato degli oggetti incredibilmente brutti, di poco valore e inutilizzabili. E quindi ho cominciato a conservare le lenti migliori ovvero quelle di una focale e con una performance che mi interessava sul serio e a rivendere o cestinare (a seconda della commerciabilità) tutto il resto.

Tra i vari episodi, cito l’acquisto di un Carenar 135mm f/2.8 (pagato davvero una sciocchezza, 10€ spedizione inclusa) che però ho dovuto cestinare per vari problemi riguardanti la qualità e l’anzianità di ghiere e vetri. Eppure notai che quella focale, 135mm intendo, mi mancava nel corredo dei fissi ma soprattutto mi piaceva molto.

Da qui è iniziata una lunga ed approfondita ricerca nel mondo dei 135mm con attacco M42 che mi ha portato ad acquistare un Takumar f/3.5 di cui mi sono già follemente innamorato.
Scegliere di acquistare un Takumar 135mm è stato abbastanza veloce … molto più lungo è stato il tempo necessario a scegliere quale versione fosse la migliore o comunque più adatta alle mie esigenze.

Ho pensato, quindi, che sarebbe stato uno spreco non assemblare e condividere tutta questa ricerca (informazioni quasi assenti nel web in lingua italiana); spero di non omettere nulla e spero di raccontare solo informazioni vere e corrette.

Cominciamo.