Pensieri

Vale la pena investire nelle ottiche vintage?

Rispondo ad una lunga osservazione che ha fatto il caro amico Luciano, quasi settantenne, grandissimo esperto di fotografia analogica ma da almeno un decennio completamente convertito al sensore, osservazione che potete leggere qui.

Comincio rispondendo alla sua domanda: vale la pena investire nel vintage? La risposta, secondo me, è NO.

Investire nel vintage è da ricchi viziati. Credere nella fotografia analogica è diverso! Non investo in ottiche russe e non passo la domenica nei mercatini o le nottate su ebay a cercare l’asta che fa per me; però l’ho fatto, accorgendomi col senno di poi che ho sbagliato. E ho avuto l’opportunità di provare molto di quello che è stato prodotto fra gli anni ’30 e gli anni 2000 e questo mi ha portato ad una conclusione, che è simile alla sua e che dirò alla fine del mio commento. Ora andiamo avanti.

Se parliamo di rottami russi, sono d’accordo anche con l’argomentazione che ha dato Luciano al suo “NO”:

Vale la pena solamente se ci vuoi giocare, se vuoi divertirti a fare l’antico, se ti piace fare una fotografia dove devi preparare la tua macchina supertecnologica a monte dello scatto, dove devi chiudere a mano il diaframma e vedere il tuo scatto buio e poi scattare, dove vuoi vivere l’emozione di essere l’autore di quello scatto che hai preparato come si faceva mezzo secolo fa, insomma è un gioco, bello istruttivo e necessario a prepararti a scoprire cosa è la fotografia.

Non sono invece affatto d’accordo se, quando si parla di “gioco” e di preparare lo scatto “come si faceva mezzo secolo fa”,  ci si riferisce all’approccio analogico, alla fotografia ai sali d’argento, alla pellicola e alla stampa su emulsione. Di questo ne sono convinto e non c’è santo che mi convinca del contrario, proprio per la stessa motivazione che ha dato Luciano: perchè “l’analogico è superiore al digitale (solo) per la latitudine di posa che le pellicole supportavano” – correggo “supportano”! Ma questo è vero solo se prepari lo scatto come si faceva mezzo secolo fa, ovvero con attenzione! E l’attenzione non è solo una prerogativa dello scattare con pellicola, bensì è un dovere anche di chi scatta con sensore! Questo non è solo un “gioco istruttivo” bensì è il piacere di fotografare che tutti gli appassionati di questo “sport” dovrebbero avere. Poi è anche vero che ci sono quelli appassionati di postproduzione, che scattano in raw senza pensare minimamente all’esposizione, perchè tanto il loro piacere sta nel trascorrere le ore davanti ad un software di computer grafica. Tanto di cappello, ognuno ha le proprie passioni, ma la fotografia a mio avviso è un’altra cosa.

Temevo di spostare troppo l’attenzione sulla fotografia analogica è cosi è stato. Cerco di ritornare in argomento e provo a concentrarmi sulle ottiche vintage.

Sono d’accordo con Luciano sul fatto che acquistare una fotocamera digitale e montarci un’ottica vintage è una stronzata e sono d’accordo con tutte le motivazioni che lui egregiamente ha dato; in particolare sottolineo l’idiozia di montare una lente correttiva dietro l’ottica (questa è lomografia, sadomasochismo, non fotografia) oppure acquistare ottiche che già all’epoca erano considerate delle schifezze per montarle oggi su una fotocamera digitale.

E qui mi soffermo un attimo.

Ci sono lenti e lenti, sia oggi sia ieri. Leggendo la sua osservazione, aspettavo riga dopo riga che citasse un marchio in particolare, ma non l’ha fatto. Si, è vero, ha citato Leica, ma come sappiamo i costi, anche oggi, non sono alla portata di un fotoamatore medio. Non ha citato il Sig. Carl Zeiss. Io ritengo, tralasciando quelle del Sig. Ernst Leitz, che le ottiche Zeiss dagli anni ’30 ad oggi siano ciò che di meglio si trovi in commercio; su questa affermazione – forte lo so, ma convinta – accetto un contraddittorio ma sappiate che sarò molto aggressivo. E quindi riparto da dove mi ero soffermato: è una stronzata acquistare ottiche che già all’epoca erano considerate delle schifezze per montarle oggi su una fotocamera digitale, ma non è una stronzata ampliare il corredo digitale, ad esempio, con un PLANAR T* 85/1,4 ZF purchè si riesca a montarlo senza ulteriori lenti correttive. Il problema però è il costo: oggi questa lente costa come un NIKKOR 85/1.4 AF nuovo con la garanzia. Le due lenti più o meno si equivalgono (io preferisco lo Zeiss … ma per approfondimenti cliccare qui) e quindi è meglio lasciar perdere e comprare un’ottica nuova, progettata per il sensore, con autofocus ecc. Ma non definiamo un Planar “un giocattolo da mercatino che ci fa provare emozioni diverse”; può essere chiamato così un dildo, un vibratore, una bambola gonfiabile, non un Planar … son due cose diverse.

Sorvolo sulla parentesi Tamron che definirei senza infamia e senza lode e anche in questo caso mi trovo d’accordo con la sua osservazione.

La mia conclusione è semplicissima: chi sceglie di montare ottiche vintage su corpi con sensore digitale fa una cazzata fuorchè in rari casi in cui la scelta sia obbligata per qualità superiore o per prezzo nettamente inferiore.

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5 Comments

  1. Sono d’accordo con te, che prezzi di obiettivi vintage è una buona ragione per comprarli.
    Ho comprato una Canon FL 50mm f1.4 per il mio Panasonic AF100 video camera. Ho pagato solamente $35! È molto “sharp”. Anche mi piace che questo obiettivo è manuale. A volte si vuole una obiettivo manuale. Usavo per le interviste.

  2. Non so se io sono all’altezza di esprimere un parere ragionevole di fronte a chi ha molta più esperienza di me, ma forse -lasciando io personalmente in sospeso il giudizio pro o contro- mi sentirei di evidenziare la possibilità di un ulteriore scenario: quello di chi andasse a cercare nel vintage (o meno nobilmente “ravanare” fra i rottami sovietici o giù di lì) semplicemente per per limitato budget alla ricerca di soluzioni ottiche tecnicamente molto particolari (in mezzo a produzioni sterminate e differenziate nei decenni). Faccio un esempio: magari per voler provare a fare esperimenti sulla banda luminosa fuori dal visibile, e magari proprio nella vituperata associazione con un sensore digitale (purché fullspectrum o quasi), nel tentativo -la butto là- di riuscere a lavorare sull’ultravioletto approfittando di qualche “rottame” di ottica che per propria modestia tecnologica ne lascia passare una quantità significativa.
    Spero che non mi sia sfuggita una stupidaggine. Nel caso non esitate a dirmelo perché è una delle cose che mi sono messo in testa di provare.

    1. Per casi estremi come quelli citati, son d’accordo con te. Altri esempi, però mi trovano in disaccordo perchè se ho un budget limitato preferirei spenderlo in pellicola (o se scatto in digitale, spenderlo in caffè) piuttosto che comprare roba di cui non saprei cosa farmene data la scarsa qualità. Però, ripeto, non voglio generalizzare, perchè nell’infinita collezione di lenti vintage qualcosa di buono c’è e anche a buon mercato.

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