Recensione Ferrania P30 + TEST di Sviluppo e Stampa

Spero che articoli di questo genere non diventino troppo frequenti, perché testare una pellicola è divertente ma ha un costo! E la P30 di certo non te la regalano (Nicola Baldini, se leggi questo articolo, perché non mi spedisci qualche pellicola gratuitamente in modo che possa effettuare dei test più approfonditi?).

Sono partito dalle analisi sensitometriche di Diego dalle quali si evince chiaramente che la P30 ha una sensibilità effettiva che va dai 12 ai 32 iso. Ben lontano dagli 80 dichiarati dal produttore. A giudicare dalle curve, però, il miglior compromesso gamma/contrasto (per i miei gusti) lo si ottiene esponendo a 50 iso e così ho fatto, caricando la pellicola su una Nikon F100 (nelle Best Practices di Ferrania c’è scritto di non caricare la P30 in macchine con avanzamento automatico; ma si riferisce alle punta e scatta, che potrebbero rompere la pellicola, e non alle macchine serie).

Sono uscito a fare qualche foto di prova ma dopo due ore non avevo premuto il grilletto neanche una volta. Poi, botta di culo, arrivo in Piazza Gae Aulenti a Milano (convinto che qualche foto di architettura l’avrei portata a casa) e scopro che Nikon, nell’ambito della Milano Photo Week, aveva organizzato un model sharing gratuito. Mi sono imbucato e ho sparato le mie 36 cartucce su Anna, giovane indossatrice con i capelli rosso carota e qualche lentiggine in viso.

Anna – P30 @ 50ISO

Sono tornato a casa e mi sono preparato allo sviluppo in D76. Potrei raccontarvi i risultati di tutti i test effettuati variando tempi e diluizione ma non è interessante. Per cui preferisco venire al dunque: il miglior modo (per i miei gusti) per sviluppare in D76 una P30 esposta a 50 iso è trattarla con diluizione 1+1 per 13 minuti in rotazione continua (ovvero in 16 minuti se si lavora con le agitazioni intermittenti) + 1 minuto di arresto, 4 minuti di fissaggio rapido e lavaggi metodo Ilford.

Io normalmente sviluppo tutte le pellicole in rotazione continua ma con la P30 è vivamente consigliato rispetto all’agitazione intermittente. Questo perché la P30 è una pellicola cinema e i test di sviluppo in fabbrica sono stati effettuati proprio con D96 (versione cinema del D76) in rotazione continua (8 minuti esponendo a 50 iso).

Unicredit Tour – P30 @ 50ISO

Considerazioni sul trattamento: non è una pellicola che si può sviluppare in 3 minuti! Le ombre hanno bisogno di lavorare ed è necessario prevenire l’innalzamento di densità. Quindi nel caso si usi un rivelatore energico non solvente, bisogna o diluirlo in modo tale da portare i tempi sugli 8-9 minuti (minimo sindacale per questa pellicola a mio avviso) o sostituirlo con un rivelatore solvente. Per sintetizzare, con la P30 serve un rivelatore che agisca in profondità e non uno che sviluppi in superficie. Nomi e cognomi: XTOL ** e HC110 *** non vanno bene, RODINAL va bene solo se usato molto diluito e in stand (Perché? Ovvio: dobbiamo fermare lo sviluppo delle alte luci e continuare lo sviluppo delle ombre). A tal proposito mi riservo di fare una prova (a mio avviso interessante) esponendo la P30 a 80 iso e sviluppandola in R09 (1+31 o 1+50 … ci penso) per 6 minuti in rotazione continua + 2 minuti in stand. (Alla presentazione di sabato scorso, Andrea Valsasnini ci ha raccontato di aver sviluppato in R09 1+25 e di aver buttato i negativi per colpa del contrasto elevatissimo). ** Gianni Romano di Fahrenheit, dopo aver letto questo articolo, mi racconta che con l’XTOL è riuscito a trovare un buon compromesso, trattando la pellicola in questo modo: clicca qui. E poi mi racconta di altri esperimenti qui. *** Marco Polimeni, ci racconta la sua esperienza con l’HC110: clicca qui.

Bosco Verticale – P30 @ 50ISO

Ma torniamo al nostro mio miglior test (50 iso D76 1+1 rotazione 13 minuti). Notiamo subito un difetto della pellicola: è poco sensibile al rosso, sembra quasi una pellicola ortocromatica. Questo difetto, mi dicono quelli di PFG, è ancora più accentuato se la pellicola viene trattata con rivelatore di superficie. A mio avviso, però, questo difetto può anche essere letto come una caratteristica: perchè dovrei comprare una pellicola come la P30 se fosse generica? Compro altre pellicole simili che costano la metà! Quindi, dal mio punto di vista, è importante, per una pellicola che si posiziona sul mercato di fascia alta, avere delle caratteristiche proprie. E il “simil orhochrome” è la prima caratteristica della P30.

Andiamo avanti:

Anna – P30 @ 50 ISO

PIEDE DELLA CURVA – esponendo a 80 iso, in effetti, potrebbe esserci un problema di stampabilità delle ombre (zona II, III e IV) ma vi assicuro che per ottenere risultati molto più che buoni non è necessario scendere alla sensibilità effettiva; già a 50 iso le ombre hanno sufficiente dettaglio.

SPALLA DELLA CURVA – mi ha colpito molto la ricchezza di dettagli nelle alte luci, è davvero impressionante (in tutti i test che ho effettuato). Alla combinazione finale (50 iso D76 1+1 rotazione 13 minuti) la spalla non si è appiattita e la densità non è schizzata troppo oltre la Zona VIII. Questa dunque è un’altra caratteristica: sovraesponete senza neanche pensarci due volte e sviluppate di conseguenza.

PARTE CENTRALE DELLA CURVA – il contrasto, a 50 iso, è alto ma tanto quanto è giusto che sia a questa sensibilità. La salita della curva, infatti, non è troppo repentina. A giudicare dai test di Diego, invece a 12 e 25  iso è un pò moscia, nulla però che non si possa correggere in stampa. A 32 iso il contrasto comincia ad essere accettabile. Temo che a 80 iso la partenza sia molto in salita e addio ampiezza tonale che invece è una caratteristica eccellente di questa P30 se esposta a 50 iso. Fra la Zona IV e la zona VII ci sono davvero tanti bei grigi, l’uno diverso dall’altro … l’incarnato, poi, è eccezionale anche per il ritratto glamour, se correttamente posto fra la zona VI e la zona VII.

Cosa resta da dire? Ottima acutanza, nonostante lo sviluppo solvente. Grana: giuro che ho fatto fatica a trovarla con il focometro … quasi non riuscivo a mettere a fuoco sotto l’ingranditore.

Anna – P30 @ 50ISO

Conclusioni: penso che al di là delle polemiche su Ferrania, che sinceramente mi interessano molto poco, e sul fatto che doveva uscire con una diapositiva a colori e invece con ritardo ha messo sul mercato una pellicola bianco nero, questa P30 è un buon prodotto. Il costo elevato non consente un utilizzo abituale ma, a dirla tutta, ci sono delle caratteristiche (poca sensibilità al rosso) che in ogni caso la escludono a prescindere dal mondo delle pellicole generiche e tuttofare. Personalmente, ritengo che i suoi miglior utilizzi sono la paesaggistica (quando si ricercano risultati ortocromatici) e il ritratto maschile. Baldini, ieri, ha detto di avere in progetto delle versioni 160iso e 320iso; beh, sinceramente io aspetterei quelle per il fotogiornalismo o la street photography. Comunque: viva il Made in Italy e viva il coraggio di Baldini e del suo team.

Grazie per l’attenzione.

Edit: riepilogo dei contributi forniti

RIVELATORE DILUIZ. TEMP. EI 40 ISO EI 50 ISO
EI 80 ISO
PROCEDURA
Kodak D-76 1+1 20ºC 13′ Jobo, rotazione, 50rpm
** Kodak XTOL 1+3 20ºC  16′ Jobo, rotazione, 50rpm
*** Kodak HC-110 1+63 20ºC 11′
Tank, agitare per 10 secondi, poi 3 agitazioni ogni minuto
** Kodak T-MAX 1+6 24ºC 7′
Jobo, rotazione, 50rpm
** Ilford Microphen 1+3 20,5ºC 15′
Jobo, rotazione, 50rpm
** Ilford ILFOTEC DD-X 1+6 20,5ºC 8′
Jobo, rotazione, 50rpm
** M&B Promicrol 1+14 20,5ºC  8,5′
Tank, agitare ogni 30 secondi per i primi 2 minuti, poi 2 agitazioni ogni minuto

25 risposte a “Recensione Ferrania P30 + TEST di Sviluppo e Stampa”

  1. Il costo più alto è sicuramente quello del tempo e delle energie che bisogna mettere in campo per fare un buon test. Qualche decina di euro in una nuova pellicola si spendono volentieri per allargare le proprie conoscenze ed esperienze 😉

    1. Ciao Diego e grazie del passaggio. Quello che dici è sacrosanto ma se Ferrania, Bergger o altri produttori di pellicole “emergenti” ci facessero arrivare dei campioni gratuiti, tempo ed energie li spenderei più volentieri 🙂

  2. Bel l’articolo complimenti. 🙂
    Dai miei test l’xtol in soluzione 1+3 ne è uscito bene. Consiglio di provare anche DDX e TMax in diluizioni maggiori dello standard. Ciao
    Gianni.

    1. Ciao Gianni, grazie del passaggio. Il test con l’XTOL lo hai eseguito sulla pellicola esposta al valore di fabbrica? Per quanti minuti hai trattato? Così metto un asterisco all’articolo che rimanda alle tue note.

  3. Io le mie P30 ho intenzione di svilupparle proprio in HC-110 ma in diluizione 1+63 per 11-12 minuti e anche in stand con il Rodinal 1+100 con agitazione continua per i primi 30″ lasciando poi agire lo sviluppo per un’ora a tank ferma.

    Sarebbe interessante provare anche il Microphen della Ilford, che è uno sviluppo ad alta acutanza che favorisce il dettaglio nelle ombre e incrementa la sensibilità di circa 1/3 di stop.

    1. Ciao Marco, quando sei pronto, i risultati condividili anche qui, così magari proviamo a metter giù un elenco di rivelatori e trattamenti.

      1. OK, ecco il primo rullo di prova.

        https://flic.kr/s/aHskYyuFuQ

        Contrariamente alle mie abitudini ho pubblicato tutte le 37 foto, scarti compresi, contro le 4 o 5 che avrei scelto normalmente.

        L’ho sviluppata in HC-110 diluizione 1+63 per 12 minuti che forse sono un po’ troppi, 11 minuti dovrebbero bastare.
        Scansione da negativo fatte sempre da me con l’Epson 4490 e senza altri interventi.

        Il prossimo test lo farò con il Rodinal 1+100 in stand.

        1. Grazie Marco per aver mantenuto la promessa e per aver contribuito al test (spero che anche altri vogliano riportare le specifiche di trattamento utilizzate, in modo da realizzare un contributo veramente completo e interessante per gli utenti della rete). Ora vado a guardarmi le tue scansioni (per quanto poco valga il mezzo tecnologico). Ti va però di commentare i risultati (visto che hai i negativi in mano)? In particolare mi interessa capire la quantità di dettagli agli estremi della curva. Intanto metto un asterisco all’articolo in cui cito il tuo test.

          EDIT: leggo su flickr e aggiungo qui che Marco ha esposto a 80 iso, sviluppato a 20° agitando i primi 10 secondi, poi 3 agitazioni ogni minuto.

          1. Altra cosa importantissima quando si usa l’HC-110 molto diluito come in questo caso (1+63) : La quantità minima di sviluppo concentrato per sviluppare un rullo 35mm o 120 non deve mai scendere al di sotto dei 7ml, altrimenti l’azione del rivelatore si esaurirà prima di aver completato il suo dovere.
            Quindi anche se si deve sviluppare un solo rullo di 35mm, dove normalmente bastano 300ml per coprire la spirale, bisogna mettere almeno 500ml di sviluppo diluito 1+63 cioè 8ml di concentrato + 492ml di acqua .

    1. Ciao Mauro. Grazie del passaggio. Io li vedo bene, ma è credibile ciò che dici vista la pessima scansione effettuata con un super economico hp g4010. La scansione non è il mio forte. La eseguo solo per scopi didattici, divulgativi, test o archiviazioni. Le mie foto le stampo! Sempre!

    1. Mauro, non ho ben capito che tipo di test hai effettuato. Ad ogni buon conto, è impossibile giudicare la pellicola prendendo in esame delle scansioni che, tra l’altro, ho riportato in questo articolo solo per snellirne la lettura. Potremmo anche discutere delle orrende ombre sotto il viso, nell’ultima fotografia in basso, ma avrebbe senso in questo contesto? 😀 grazie comunque del passaggio

  4. Ciao, vi riporto alcuni test fatti, nulla di scientifico, sono test sul campo. Abbiamo distribuito ad alcuni amici delle P30 e chiesto di usarle. Quindi macchine diverse, esposimetri diversi, mani diverse. Tutte le pellicole sono poi state tagliate in tre parti e sviluppate in vario modo.
    Questi i risultati migliori:
    Tmax 1+6 24 °C , 7′
    Microphen 1+3 20,5 °C 15′
    DDX 1+6 20,5 °C, 8′
    Promicrol 1+14 20,5 °C, 8,5′ *

    * Esposta a 40 iso, sviluppo in tank, agitazione ogni 30” per i primi 2′, poi due ribaltamenti ogni minuto
    Le altre tutte esposte a 80 iso e sviluppate in Jobo in rotazione continua 50 rpm.
    Abbiamo provato anche il rodinal 1+100 in stand, appena recupero i dati li posto. Buona giornata.
    Gianni.

    1. Gianni ancora grazie. Questo articolo sta diventando l’antologia completa sullo sviluppo della P30 … bellissimo e credo sia utilissimo per tutti gli utenti della rete. Attendo aggiornamenti sull’R09 stand

    1. Grazie del contributo, Marco. Gli aloni nel cielo sono dovuti ad interventi di postproduzione al computer? O sono dovuti allo sviluppo?

      1. Gli aloni sono dovuti allo sviluppo non uniforme, cosa che con lo stand può capitare; in questo poi caso ho usato una tank Paterson più piccola rispetto a quella da 3 spirali che uso di solito ed evidentemente essendo meno profonda richiedeva una agitazione diversa da quella da me collaudata. In realtà dopo lo sviluppo mi sono accorto che la Ferrania nel suo opuscolo PDF intitolato “Best practices” suggeriva per il Rodinal R09 un “semi stand” per un tempo di 45 minuti con agitazione continua (credo i capire) il primo minuto e un unico ribaltamento dopo 25 minuti. Questa pratica probabilmente è più efficace e dovrebbe assicurare uno sviluppo più uniforme . Tornando al mio stand gli unici interventi di postproduzione che ho fatto su alcune foto sono dei lievi “spuntinamenti” sui fotogrammi vicini alla coda che erano stati toccati troppo con le mani e il raddrizzamento di alcuni fotogrammi rispetto all’orizzonte. In una discussione su Flickr qualcuno, che era stato anche alla presentazione della P30 a Milano, mi ha detto che stampatori esperti considerano instampabili i negativi sviluppati in stand, affermazione che mi sembra un po’ esagerata anche se mai verificata di persona.

        1. Perfetto. Grazie. Io alla presentazione c’ero ed è stato detto l’esatto contrario. Forse l’amico di Flickr ha capito male.

          1. Si anch’io c’ero alla presentazione ed ho capito molto bene da alcuni presenti che lo stand era una delle opzioni per la P30 …
            Su Flickr ho solo scritto che ho letto quasi sempre male o malissimo su questo tipo di tecnica di sviluppo ed ovviamente l’incongruenza mi sembrava lampante… Da un lato (Presentazione P30) si consigliava, dall’altro viene decisamente sconsigliato “soprattutto per chi stampa”.
            Chiedevo quindi a Marco (Chet4 su Flickr) se poteva ragguagliare una volta sviluppato e stampato (con lo stand). Spero di aver chiarito.

  5. Credo vi riferiate a me … infatti ero presente alla presentazione milanese della P30 e ho scritto, in una discussione su Flickr, che in forum “molto tecnici” la pratica dello stand è “vivamente” (eufemismo) sconsigliata da stampatori esperti.
    Io non ho la capacità tecnica (e la voglia) di eseguire test scientifici su qualsivoglia pellicola. Con il 35mm nn mi passa minimamente per la testa di usare il SZ ma mi “accontento” di lavorare in luce riflessa e/o incidente. Così facendo ho provato il 1° rullino di P30 e non ho riscontrato particolari problemi ad esporla a 80iso e nemmeno insensibilità consistente al rosso.
    A tal proposito ho scritto sia in Flickr che su Apug postando immagini e dati di scatto, oltre allo sviluppatore utilizzato (Adonal 1+80 – 16min 30sec – 19 °C – capovolgimenti (180°) dolci per il 1° minuto e poi 2 capovolgimenti dolci ogni minuto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *