Analogico vs digitale: pensare, scattare, stampare, osservare

Scusate la latitanza, nel frattempo ho scattato molto e stampato altrettanto.

Ieri un caro amico (conosciuto proprio per la comune passione fotografica) ha comprato in un mercatino una Zenit con Helios 58mm. Lui è un convinto digitale, e fa pure l’informatico di mestiere, però ha deciso di avvicinarsi (in modo molto prudente) all’analogico. Oggi mi ha linkato questo articolo e dopo averlo letto ho fatto una riflessione.

Credo che lo scattare a raffica su un supporto digitale (non parliamo poi dei cellulari) abbia fatto perdere ai fotografi (gli appassionati intendo, non i professionisti) la memorabilità delle proprie fotografie; mi spiego meglio: in digitale scattiamo tanto e stampiamo poco. Io ho hard disk pieni di fotografie che neanche più mi ricordo di aver scattato. Ha senso? Boh, forse si, come quelli che fanno pesca sportiva…il pesce abbocca all’amo, loro segnano il punteggio e lo ri-immergono nel laghetto…se piace, contenti loro.

Ritornando pian pianino all’analogico (ora la conversione è pressochè totale) ho riscoperto i seguenti piaceri di questa passione:

1) RIFLETTERE – sarò diventato talebano, ma già un rullino da 36 pose mi sta largo … nel senso che, con un rullino da 36 pose, spesso, casco nuovamente nel ragionamento “scatto e non ci penso”. I miei scatti più belli, infatti, sono in medio formato, non tanto per la qualità del supporto, quanto per il fatto che avendo a disposizione 12 o 16 pose, ed essendo sicuro che in giro non c’è nessun tabaccaio che mi possa vendere pellicole formato 120 nel caso in cui finisca le scorte, ogni posa è studiata, ponderata, prima di fare click ci penso tantissime volte … e questo mi da come risultato, scatti magnifici (ovviamente a mio modo di vedere).

2) GODERMI IL RISULTATO – non avendo uno scanner di qualità, ho quasi da subito deciso di organizzarmi per la stampa delle pellicole e questo mi ha aiutato. Ho riscoperto il piacere di osservare le proprie fotografie! E non potete capire quanto è bello!

3) INCORNICIARE – ho scoperto che il processo fotografico non è solo: pensa, scatta, stampa … ma c’è anche l’arte dell’incorniciare!!! Non è cosa da poco mettere una stampa in un passepartout ed è una sensazione difficile da spiegare, va vissuta! Quest’ultimo punto, però, ha anche un altro aspetto: ciò che incornici è solo il meglio di ciò che scatti! per cui è importante la selezione (altro vantaggio di questo processo artigianale) altrimenti si rischia di riempire le pareti di casa di robaccia (come ho fatto io all’inizio … ora pian pianino sto rimediando).

Voi cosa ne pensate?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *