RECENSIONE DELLA CURVA DI UNA BERGGER PANCRO 400

Ho comprato la nuova pellicola BERGGER PANCRO 400 sia in formato 135 che in formato 120 ma prima di provarla ho voluto analizzare la sua curva sensitometrica. Chi sa già di cosa sto parlando può saltare la prima parte di questo articolo; tutti gli altri è bene che comprendano prima come si legge una curva.

Provo a riassumere i concetti chiave in una legenda cercando di semplificare il più possibile una disciplina (la sensitometria) che invece è molto complessa (non me ne vorranno i più esperti):

    • asse orizzontale: da sinistra verso destra aumentano le zone dell’esposizione;
    • asse verticale: dal basso verso l’alto aumenta la densità (D) dell’emulsione;
    • piede: parte bassa della curva;
    • spalla: parte alta;
    • Dmin: densità dell’emulsione + densità dello sviluppo (per convenzione pari a 0.1 nel metodo di calcolo ILFORD);
    • Dmax: spalla piatta;
    • Curva verticale: presenza di dettagli;
    • Curva orizzontale (o piatta): assenza di dettagli;
    • Curva morbida e lunga: meno contrasto;
    • Curva ripida e breve: più contrasto;

I due assi hanno una misurazione di tipo logaritmico, ovvero al variare di 0.3, il valore misurato raddoppia (quindi possiamo dire che ogni 0.3 sono pari ad uno stop).

Sull’asse orizzontale, possiamo immaginare le Zone di Adams e quindi ci accorgiamo che il piede corrisponde alle ombre, la salita corrisponde ai toni medi, la spalla corrisponde alle luci.

Sull’asse verticale, invece, possiamo immaginare le informazioni registrate sul nostro negativo (i dettagli), ovvero con l’aumentare dell’esposizione aumenta anche la densità del negativo.

Faccio un esempio pratico: se la curva non termina con un appiattimento orizzontale della spalla ma continua a salire, la densità aumenta e di conseguenza troviamo ancora dettagli (ovviamente finché la curva non raggiunge, sull’asse orizzontale dell’esposizione, la zona X ovvero il bianco assoluto).

Esempio contrario: quando la curva termina appiattendosi orizzontalmente, non osserveremo una significativa differenza di densità all’aumentare dell’esposizione, ovvero avremo raggiunto e superato la zona massima in cui sono conservati i dettagli dell’immagine.

Ora che abbiamo imparato la teoria, passiamo alla pratica.

A questo LINK potete scaricare il data sheet di BERGGER con la curva sensitometrica della nostra nuova PANCRO 400. Io ho preso la curva della pellicola sviluppata con D76 (il mio rivelatore preferito) e ho fatto la mia analisi cercando di posizionare le linee con la maggior precisione possibile (ho aggiunto la griglia grigia, le Zone di Adams rosse, e le densità verdi); poi l’ho comparato con le pellicole ILFORD.

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IL PIEDE

Osserviamo che la Dmin è fra i valori 0.3 e 0.4 e di conseguenza la Zona I di Adams è collocabile sul valore 1.5 dell’asse orizzontale.

Questo è il primo dato caratterizzante della PANCRO 400 perché se prendiamo ad esempio una pellicola ILFORD con la medesima sensibilità come la HP5+, la densità minima (sempre con sviluppo in D76, e che ho calcolato sempre allo stesso modo) è quasi 0.3. Questo perché la PANCRO 400 ha un doppio strato di argento e per cui ha una emulsione più spessa.

Osserviamo inoltre che la lunghezza del piede è nella media (come la FP4+, più corto della PANF+, più lungo della HP5+) mentre la partenza della curva è piuttosto veloce (anche già fra le Zone I e III); ciò vuol dire che c’è un buon dettaglio e un buon contrasto nelle ombre (la HP5+ è più virtuosa da questo punto di vista, mentre la PANF+ ha ombre più scure e con poco dettaglio).

LA PARTE CENTRALE

La differenza di densità fra la Zona I e la Zona VIII è pari a 1.55 ovvero il contrasto generale è alto, più della HP5+ ma (udite udite) uguale alla FP4+ (125ISO) e alla PANF+ (una 50ISO!!! wow!!!).

Possiamo osservare, però, che la salita è comunque sufficientemente lunga e morbida garantendo un’ampia gamma tonale (molto più che nelle altre 3 pellicole prese ad esempio).

LA SPALLA

Dopo la Zona VIII la curva non subisce alcuna flessione e non raggiunge la Dmax; al contrario continua a salire almeno fino alla Zona X ma anche un paio di stop oltre, per poi cominciare leggermente a deviare ma senza far registrare un appiattimento della spalla!

Questa è un’altra caratteristica della PANCRO 400: in pratica ci offre un enorme margine per sovraesporre (di proposito o per errore) con le alte luci che non perdono mai i dettagli (ovviamente con i dovuti limiti di “stampabilità” che ci imporrebbero, in tal caso, di sottosviluppare il negativo). Continuando con gli esempi, la spalla della FP4+ già dopo la Zona VIII comincia rapidamente ad appiattirsi e quindi a bruciare le luci. È più simile, invece, la spalla di HP5+ e PANF+.

CONCLUSIONI

Ci troviamo difronte una pellicola straordinaria con doppia emulsione e contenuto di argento rispetto alle “rivali”, il contrasto tipico di una 50ISO,  la gestione delle alte luci come una 400ISO, buon dettaglio nelle ombre e una ampiezza tonale senza paragoni. Non resta che provarla!

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